Contos #8 – La Sardegna dei padroni e dei branchi contro chi è diverso
PORTO ISTANA. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto, a Porto Istana, frazione di Olbia, un uomo è stato massacrato da un branco di 30 persone. Calci, pugni, sassate in faccia. Mentre era a terra, immobilizzato, incapace di difendersi. Il motivo? Insulti omofobi. Questa non è cronaca. È il ritratto di una Sardegna che conosciamo troppo bene.La Sardegna della Costa Smeralda, dei resort di lusso, dei turisti con l’orologio d’oro che viene scippato e i Carabinieri che in 24 ore arrestano i colpevoli. La Sardegna dove se sei ricco, se sei “normale”, se sei come loro, lo Stato c’è.Ma se sei un uomo gay, se organizzi una serata in un locale, se porti musica e libertà in un posto che dovrebbe essere vacanza per tutti, allora sei solo. Angelo Ratti, 39 anni, milanese, promoter dell’evento “Il Biscotto della Fortuna”, è stato pestato a sangue. Foto con il volto coperto di sangue, la testa fasciata in ospedale. E mentre veniva soccorso, gli operatori dell’ambulanza avrebbero fatto commenti squallidi, avrebbero chiesto se fosse gay, avrebbero esitato a toccare il suo sangue per paura di “infettarsi”. Questa è la Sardegna che non vuole essere raccontata.E quando ha provato a denunciare? Ha girato per CINQUE stazioni dei Carabinieri. Cinque. E in tutte gli hanno detto che non c’era personale, che doveva tornare a Milano per fare la denuncia. A Milano. Come se la violenza omofoba avesse un codice postale, come se in Sardegna i diritti non esistessero. Cinquantina di persone hanno assistito al massacro senza fare nulla. Nessuno ha chiamato aiuto. Nessuno ha detto “basta”. Nessuno ha protetto un uomo che veniva massacrato per chi era. E i responsabili? I gestori del locale di Porto Istana, quelli che secondo la vittima avrebbero partecipato all’aggressione, sono ancora lì. Liberi. A fare business sulla pelle di chi dovrebbe essere libero di esistere. Questa è la Sardegna dei silenzi complici. Dei “non è successo niente”. Dei “sono esagerazioni”. Delle indagini che non partono, delle
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