lunedì 31 agosto 2026 Privacy RSS Admin
ITAGORA!
Agorà Italia - il portale · directory · notizie · ricerca
CANALI: SicurezzaLinuxAndroidGeekNewsletterAttualitàPodcastTutta la directory

Home > Su Contu > Voce

Su Contu giovedì 2 luglio 2026, 22:07 · IT · Attualità

Contos #2 – Sarroch, la nostra vergogna col petrolio

C’è una raffineria in Sardegna che da sola copre più del 21% della lavorazione petrolifera nazionale, e che secondo un’inchiesta pubblicata da Indip sarebbe diventata il primo terminale al mondo per esportazioni di carburante verso Israele dall’inizio della guerra a Gaza. Io, sardo, mi chiedo: quanto ancora dobbiamo essere il retrobottega energetico d’Europa, silenziosi e complici, mentre altrove si decide cosa fare del nostro territorio? I fatti, per chi ancora non lo sa Il report del Palestinian institute for climate strategy e Disrupt Power, presentato a Cagliari, accusa Vitol — proprietaria di Saras dal 2024, dopo l’uscita della famiglia Moratti — di aver usato la raffineria di Sarroch come snodo per spedire 86.530 tonnellate di benzina, gasolio e diesel a Israele in tre carichi nell’estate 2025. Non contenti, avrebbero pure raffinato petrolio brasiliano a Sarroch per rivenderlo come carburante israeliano, scavalcando l’embargo chiesto dai sindacati petroliferi brasiliani, mentre le importazioni di greggio brasiliano nella raffineria sarda schizzavano dal 7% al 47% in un solo mese. Un dettaglio che a me, isolano, fa venire i brividi: in nessuna di queste spedizioni compariva il nome del compratore finale nei database di tracciamento internazionale. La politica sarda, muta come un nuraghe Qui la mia pazienza finisce. Mentre la presidente Todde parlava a un convegno organizzato dalla stessa Saras di “Sardegna nodo centrale del Mediterraneo” e di “sicurezza energetica”, nessuno tra i vertici regionali ha speso una parola sulle accuse di traffico illegale verso Israele. Non è distrazione, è viltà politica. Un’isola che ospita basi Nato, poligoni militari e ora pure una raffineria sospettata di alimentare una macchina bellica accusata di genocidio dalla Corte di Giustizia internazionale, e i suoi governanti restano zitti per non disturbare il primo contribuente del Pil isolano — 1,77 miliardi di euro l’anno, mica noccioline. Il silenzio ha un prezzo, e lo paghiamo no

Leggi sul sito originale →

Itagora tiene in archivio titolo e sommario per la ricerca interna. Il testo completo resta sulla fonte. Il link in uscita non invia referrer.